La capacità di gestire correttamente le evidenze digitali distingue una risposta agli incidenti solida da una che, pur tecnicamente valida, si rivela inutile davanti a un giudice o a un auditor. In questa unità colleghiamo tre pilastri: preservazione forense, chain of custody e non-repudiation, per poi vedere come i framework di compliance impongano tempi e modalità di gestione e notifica.

Preservazione delle evidenze digitali

L’obiettivo primario è mantenere l’evidenza inalterata rispetto allo stato in cui è stata acquisita. I principi operativi chiave:

  • Order of volatility: acquisire prima i dati più volatili. La sequenza tipica è cache/registri CPU → tabella ARP e connessioni di rete → RAM → processi in esecuzione → dischi → log remoti/archivi → backup. Se raccogli prima il disco e spegni la macchina, distruggi RAM e stato di rete.
  • Forensic imaging: si lavora su una copia bit-for-bit (immagine forense), mai sull’originale. Un write blocker (hardware o software) impedisce scritture accidentali sul supporto sorgente durante l’acquisizione.
  • Integrità via hashing: si calcola un hash crittografico (SHA-256; MD5/SHA-1 sono considerati deboli ma ancora usati per confronto legacy) dell’originale e della copia. Se i due valori coincidono, la copia è fedele. Ricalcolare l’hash in un momento successivo dimostra che l’evidenza non è stata manomessa.

Chain of custody

La chain of custody è la documentazione cronologica e continua di chi ha maneggiato l’evidenza, quando, dove, perché e con quali azioni, dal momento della raccolta fino alla presentazione. Ogni passaggio di mano va registrato e firmato.

Elemento da documentare Esempio
Identificazione numero seriale disco, hostname, indirizzo IP/MAC
Chi ha raccolto nome, ruolo, timestamp con fuso orario
Metodo write blocker + tool di imaging, hash calcolato
Custodia armadio sigillato, accesso controllato, tamper-evident bag
Trasferimenti ogni handoff con firma di consegna e ricezione

Punto cruciale: una catena di custodia interrotta o incompleta rende l’evidenza inammissibile in sede legale, a prescindere da quanto sia schiacciante il suo contenuto. Un gap temporale non giustificato apre alla contestazione che i dati possano essere stati alterati.

Non-repudiation nell’evidence handling

La non-repudiation garantisce che un soggetto non possa negare di aver compiuto un’azione. Nell’evidence handling si realizza tramite:

  • Firme digitali e hashing che legano l’evidenza a uno stato verificabile;
  • Logging con timestamp affidabili (idealmente sincronizzati via NTP e con time source attendibile);
  • Registrazioni di accesso firmate.

La non-repudiation è ciò che trasforma un log da semplice traccia tecnica a prova difendibile: dimostra che quel utente ha eseguito quella azione e che il record non è stato manipolato.

Compliance e notifica degli incidenti

I framework normativi definiscono quali dati proteggere e con quali tempistiche notificare una violazione. Non sostituiscono le buone pratiche forensi: le rendono obbligatorie.

Framework Ambito dati Notifica principale
PCI-DSS dati delle carte di pagamento (PAN, CVV) notifica ad acquirer/circuiti; indagine tramite PFI (PCI Forensic Investigator)
HIPAA PHI (Protected Health Information) sanitari Breach Notification Rule: entro 60 giorni a individui e HHS
GDPR dati personali di soggetti UE all’autorità di controllo entro 72 ore dalla scoperta

Elementi trasversali: obbligo di data protection (cifratura, minimizzazione, controllo accessi), conservazione delle evidenze secondo policy di retention, e coinvolgimento tempestivo di legal, DPO e management. La corretta chain of custody è ciò che consente di dimostrare all’auditor sia l’accaduto sia la conformità della risposta.

Trappole tipiche d’esame

  • Scenario: un tecnico spegne subito il server compromesso per “metterlo in sicurezza” prima di acquisire l’evidenza → Risposta giusta: errore grave; spegnendo si perdono i dati volatili (RAM, connessioni). Va rispettato l’order of volatility e acquisita l’immagine live.
  • Scenario: l’evidenza ha contenuto schiacciante ma manca la registrazione di due giorni di custodia → Risposta giusta: la chain of custody interrotta rende la prova inammissibile, indipendentemente dal contenuto.
  • Scenario: l’analista lavora direttamente sul disco originale per “fare in fretta” → Risposta giusta: si opera solo su copia bit-for-bit ottenuta con write blocker; l’originale resta sigillato e non modificato.
  • Scenario: subita una violazione di dati personali UE, l’azienda pianifica la notifica “entro un mese” → Risposta giusta: il GDPR impone la notifica all’autorità di controllo entro 72 ore.
  • Scenario: si chiede come provare che un dato utente ha eseguito un’azione contestata → Risposta giusta: log firmati/con hash e timestamp affidabili forniscono non-repudiation, non la semplice presenza di un log qualunque.