Il modello di accesso alla rete controllato da ISE
L’obiettivo del network access control (NAC) è impedire che un dispositivo raggiunga la rete prima di aver dimostrato la propria identità. In un’infrastruttura Cisco questo si realizza con tre attori che formano il cosiddetto triangolo AAA:
- Supplicant — il software sull’endpoint (es. il modulo 802.1X di Windows/Linux o Cisco AnyConnect/Secure Client) che presenta le credenziali.
- Authenticator — lo switch o il WLC (in IOS-XE) che fa da intermediario e da PEP (Policy Enforcement Point): apre o chiude la porta, applica VLAN, dACL, SGT.
- Authentication server — Cisco ISE, che agisce da RADIUS server e da PDP (Policy Decision Point).
L’endpoint dialoga con l’authenticator via EAPoL (EAP over LAN) a livello 2, mentre l’authenticator incapsula quelle credenziali dentro RADIUS verso ISE. È fondamentale ricordare: EAP viaggia end-to-end tra supplicant e ISE, lo switch fa solo da relay e non “vede” le credenziali interne.
Il flusso RADIUS
RADIUS usa UDP/1812 (authentication) e UDP/1813 (accounting). Lo scambio segue quattro tipi di messaggio principali:
| Messaggio | Chi lo invia | Significato |
|---|---|---|
| Access-Request | Authenticator → ISE | “Ecco identità/credenziali da valutare” |
| Access-Challenge | ISE → Authenticator | Richiesta di ulteriori dati (tipico in EAP multi-step) |
| Access-Accept | ISE → Authenticator | Autorizzazione + attributi (VLAN, dACL, SGT…) |
| Access-Reject | ISE → Authenticator | Accesso negato |
In una sessione EAP, tra Request e Accept c’è tipicamente una serie di Access-Challenge, perché il metodo EAP (PEAP, EAP-TLS…) richiede più round-trip. Gli attributi di autorizzazione arrivano dentro l’Access-Accept sotto forma di RADIUS AV pair (es. Tunnel-Private-Group-ID per la VLAN).
Il CoA (Change of Authorization), su UDP/3799, permette a ISE di modificare o terminare una sessione già attiva senza che l’endpoint si riautentichi da zero: è il meccanismo che rende possibili posture, profiling dinamico e quarantena. Senza CoA abilitato sull’authenticator, funzioni come il re-profiling non applicano il nuovo permesso.
802.1X contro MAB
802.1X è l’autenticazione forte: richiede un supplicant sull’endpoint e valida credenziali (certificati, username/password) tramite EAP. Offre mutua autenticazione (con EAP-TLS) e chiavi crittografiche.
MAB (MAC Authentication Bypass) serve per endpoint senza supplicant — stampanti, telecamere IP, badge reader, dispositivi IoT. Lo switch cattura il MAC address del primo frame e lo invia a ISE come username/password in un normale Access-Request. ISE lo confronta con gli Internal/External Identity Store (endpoint group).
Il fallback sulla porta
L’ordine dei metodi è cruciale. Con la configurazione classica, la porta prova prima 802.1X: attende le risposte EAPoL fino allo scadere dei timer dot1x (per default tx-period 30s × max-reauth-req 2 = circa 90s) e solo allora ricade su MAB. Nelle piattaforme IOS-XE moderne si usano Flexible Authentication (authentication order/priority) o Cisco Identity-Based Networking Services (IBNS 2.0) con policy-map type control subscriber per gestire l’ordine e il fallback in modo deterministico.
Host mode: chi può stare dietro una porta
L’host mode definisce quanti e quali endpoint sono ammessi su una singola porta:
- single-host — un solo MAC; un secondo MAC genera security violation.
- multi-domain (MDA) — un endpoint in data domain + uno in voice domain (tipico PC + IP phone).
- multi-auth — ogni MAC viene autenticato singolarmente (scenario con hub/switch non gestito a valle).
- multi-host — il primo endpoint autentica la porta e tutti gli altri passano senza autenticazione (poco sicuro).
Trappole tipiche d’esame
- Scenario: un dispositivo IoT non ha supplicant e deve entrare in rete → risposta: configurare MAB, non 802.1X; MAB non richiede software sull’endpoint.
- Scenario: “MAB è sicuro quanto 802.1X?” → risposta: no; il MAC è facilmente falsificabile, quindi MAB va rafforzato con il profiling di ISE (device sensor, DHCP/CDP/LLDP probe) e autorizzazioni restrittive.
- Scenario: l’endpoint MAB impiega circa 90 secondi prima di ottenere accesso → risposta: è l’attesa dei timer dot1x prima del fallback; ridurre
tx-period/max-reauth-reqo usareauthentication order mab dot1xper invertire la priorità. - Scenario: ISE aggiorna il profilo di un endpoint ma il permesso non cambia → risposta: manca il CoA (UDP/3799) abilitato sull’authenticator; senza CoA la sessione attiva non viene riautorizzata.
- Scenario: su una porta MDA arrivano PC e IP phone ma il phone non passa → risposta: serve multi-domain (MDA); single-host ammette un solo MAC e blocca il secondo dominio.
- Scenario: più MAC dietro uno switch non gestito devono autenticarsi ognuno → risposta: multi-auth, non multi-host (che autenticherebbe solo il primo lasciando passare gli altri).