La parte difficile di un lavoro sta quasi sempre prima di scriverlo: capire cosa esiste già, decidere come impostare la soluzione, rifarla tre volte. Claude serve lì, purché tu scelga lo strumento giusto e non ti fermi alla prima risposta.
Ricerca web, extended thinking e Research non sono la stessa cosa
La ricerca web serve alle domande fattuali che si chiudono con una o due ricerche: una notizia recente, i dati pubblici di un’azienda, il risultato di ieri. L’extended thinking serve al ragionamento complesso che non ha bisogno di informazioni aggiornate dal web: Claude esplora più angolazioni prima di concludere. Research serve alla raccolta ampia — cinque o più chiamate a strumenti nell’arco di uno-tre minuti — e produce un rapporto che sintetizza fonti dal web e dalle tue integrazioni, con citazioni verificabili.
Gli esempi attribuiti a Research danno bene il taglio: confrontare i concorrenti, aggiornare un documento interno ormai datato, mettere in ordine di priorità le azioni che escono da calendario e posta.
Due vincoli operativi. Research richiede un piano a pagamento (Pro, Max, Team o Enterprise) su web, desktop o mobile, e funziona solo se la ricerca web è attiva. Si accende dal pulsante «+» in basso a sinistra scegliendo «Research»; un indicatore blu compare in fondo alla finestra e un secondo clic la spegne. Consuma i limiti d’uso più in fretta di una conversazione normale, perché recupera molte fonti.
Research ed extended thinking si combinano: Claude pianifica l’approccio e poi esegue la raccolta.
Usa Research.
Confronta i tre fornitori del documento allegato su costo di attivazione,
tempi di consegna e referenze pubbliche degli ultimi 24 mesi.
Dammi una tabella, una riga per fornitore, con la fonte di ogni dato.
Se un dato non lo trovi scrivi "non trovato": non stimarlo.
L’ultima riga non è un vezzo: dare a Claude il permesso esplicito di ammettere che non sa è una delle tecniche indicate per ridurre le risposte inventate, insieme al chiedere prima le citazioni testuali e poi l’analisi costruita solo su quelle.
Regolare l’impegno prima di lanciare
Accanto al pulsante di invio c’è il nome del modello: da lì si cambia modello («More models» mostra gli altri) e si apre «Effort», che decide quanto Claude si applica. I livelli bassi vanno bene per il lavoro di routine e allungano i tuoi limiti d’uso; «high» è il default consigliato, il miglior equilibrio fra qualità e velocità; «max» è l’opzione più accurata, per i problemi che meritano il ragionamento più profondo. L’extended thinking è un’impostazione separata dall’effort, sta nello stesso menu, e su Fable 5.1 e Opus 5 non è disattivabile.
Dalla ricerca al piano
Un buon compito ha un esito verificabile, non un’attività. «Guarda questi dati» produce un rapporto aperto che poi devi leggere tu; «prepara la scaletta della revisione trimestrale e segnala le tre voci fuori budget» si può chiudere.
Tre abitudini fanno la differenza. Nomina l’esito nella prima frase, non l’attività. Scrivi la definizione di fatto: un controllo oggettivo che Claude verifica da solo, un risultato che approvi tu, oppure una scelta fra opzioni che spetta a te; se non esiste nessuna condizione verificabile, quello non è un compito ma una domanda, e conviene porla come tale. Dichiara quali decisioni tornano a te: senza quella riga Claude decide caso per caso, e o fa una modifica che volevi vedere prima, o si ferma a chiedere così spesso da consumare il tempo che volevi risparmiare.
Un limite che vale sempre: i vincoli scritti nel prompt orientano Claude ma non gli impediscono fisicamente un’azione. Se una cosa non deve proprio succedere, va impedita fuori dalla conversazione, con i permessi del sistema che la ospita.
Obiettivo: una proposta di riorganizzazione dell'onboarding clienti,
pronta da presentare martedì.
Fonti: solo i quattro documenti che ti ho caricato.
Vincoli: non cambiare i tempi contrattuali, non toccare la parte fiscale.
Fatto significa: tre opzioni, per ognuna impatto e rischi, e la tua
raccomandazione motivata.
Progettare, produrre, iterare
Quando il risultato è sostanziale e autonomo — un documento, uno schema, un prospetto — Claude lo apre in un artifact, una finestra separata dalla conversazione: contenuto tipicamente più lungo di quindici righe, che riuserai o modificherai. Sui documenti in Markdown puoi selezionare un pezzo di testo e usare «Edit with Claude» per chiedere la modifica solo lì, e un selettore di versioni permette di tornare indietro. La funzione dipende dall’interruttore «Code execution and file creation» in Settings, sezione Capabilities; su Team ed Enterprise lo attiva un Owner dalle Organization settings.
Con la stessa funzione Claude produce file veri — Excel, PowerPoint, Word e PDF, fino a 30 MB — scaricabili dalla conversazione o salvabili su Google Drive.
L’iterazione è dove si vince davvero. Tre mosse documentate come efficaci: specificare il formato di output invece di descriverlo a parole, dare un esempio del risultato voluto, che funziona meglio di qualsiasi istruzione astratta, e spezzare un compito complesso in sottocompiti consecutivi, ognuno con la piena attenzione del modello. E quando una versione è quella giusta, dillo: «da qui in poi usa il formato della versione 3» ti evita dieci correzioni.