Microsoft 365 Copilot non scavalca i permessi: restituisce a ogni utente solo ciò che quell’utente potrebbe già aprire da solo. Il problema è esattamente questo. Un link «Chiunque» dimenticato nel 2019, o una raccolta condivisa con Everyone except external users, non erano un incidente finché nessuno cercava; con un motore che riassume il tenant a comando diventano una fuga di dati su richiesta.

Misurare la sovraesposizione in SharePoint

Nell’interfaccia di amministrazione di SharePoint, Reports > Data access governance. Gli snapshot report fotografano lo stato: Site permissions per l’organizzazione (i siti con l’accesso più largo — migliaia di utenti, guest esterni, EEEU), Site permissions for users (tutti i siti che un utente raggiunge, anche via gruppo), Sensitivity labels for files, e il report sui gruppi speciali EEEU ed Everyone, che dice quali elementi sono esposti e come, non solo quali siti. Gli activity report (Sharing links, Shared with ‘Everyone except external users’) coprono solo gli ultimi 28 giorni: intercettano la sovraesposizione mentre accade.

Prerequisito: SharePoint Advanced Management. Con la sola E5 vedi la sezione ma non il resto: niente snapshot, niente remediation, activity report fermi a 10.000 siti, raccolta dati da accendere a mano e disponibile 24 ore dopo. Trappola: se nel centro di amministrazione Microsoft 365 è attiva l’opzione che mostra i nomi non pseudonimizzati, i report possono non funzionare affatto. Snapshot trimestrali come baseline, activity mensili. Per rimediare: Restricted access control, il report Change history per capire quale modifica ha aperto il varco, Site access review per delegare la pulizia ai proprietari.

Restricted Content Discovery: cosa blocca e cosa no

RCD è una proprietà di sito (solo SharePoint, non OneDrive), pensata come controllo temporaneo mentre rivedi i permessi.

Set-SPOSite -Identity <url-del-sito> -RestrictContentOrgWideSearch $true
Get-SPOSite -Identity <url-del-sito> | Select RestrictContentOrgWideSearch
Set-SPOTenant -DelegateRestrictedContentDiscoverabilityManagement $true

Dal portale: Sites > Active sites > sito > scheda Settings > Restrict content from Microsoft Copilot.

Toglie il contenuto dalla ricerca organizzativa (SharePoint home, Office.com, Bing) e dalle risposte di Copilot, e rimuove dal sito i punti d’ingresso AI: pulsante Copilot, menu AI actions, creazione di agenti, Create pages with AI. Non fa il resto: non cambia un solo permesso, non rimuove nulla dall’indice, non tocca eDiscovery né l’etichettatura automatica di Purview, non influenza le ricerche dal contesto del sito né il riassunto di un documento già aperto. Richiede licenza Copilot e SAM. Oltre 500.000 elementi la propagazione può richiedere più di una settimana. Abusarne impoverisce le risposte di Copilot in tutto il tenant.

DSPM: valutazioni di rischio dati e osservabilità AI

Attenzione al nome: nel portale Purview convivono DSPM (versione corrente) e le precedenti, rinominate DSPM (classic) e DSPM for AI (classic), dove molte procedure note vivono ancora. La versione corrente lavora per obiettivi, fra cui Prevent oversharing of sensitive data e Prevent data exposure in Microsoft 365 Copilot and Microsoft Copilot interactions.

Il percorso chiave è DSPM > Discover > Data risk assessments. Una valutazione predefinita gira ogni settimana sui primi 100 siti SharePoint per utilizzo; la prima volta i risultati arrivano dopo 4 giorni, poi servono almeno 48 ore per valutazione. Non si aggiornano da soli: per vedere un cambiamento serve una nuova valutazione. Per ogni sito trovi le schede Overview, Identify, Protect, Monitor con azioni dirette: DLP che impedisce a Copilot di elaborare contenuti con certe etichette, Restricted Content Discovery, etichettatura automatica, conservazione.

Il dettaglio che sorprende è la scansione a livello di elemento nelle valutazioni personalizzate: richiede un’applicazione registrata in Entra, vale solo per SharePoint (OneDrive escluso), oggi al massimo 10 siti, con un tetto di 200.000 elementi per posizione. Le remediation sono Resolve, Apply sensitivity label, Notify e Remove sharing link — l’ultima da usare con parsimonia, perché rompe accessi legittimi.

Lato AI: AI observability inventaria app e agenti attivi negli ultimi 30 giorni, quanti ad alto rischio e quanti con interazioni sensibili; Discover > Activity explorer, scheda AI activities, mostra i prompt, se contenevano dati sensibili e se una regola DLP ha fatto match. Per leggere il testo di prompt e risposte non basta il ruolo di compliance: serve in più il gruppo di ruoli Content Explorer Content Viewer.

Protezione in tempo reale per gli agenti di Copilot Studio

Vive nel portale Microsoft Defender, non in Defender for Cloud e non in Purview. Serve l’onboarding a Microsoft Agent 365, il ruolo Security Administrator e un amministratore Power Platform che collabori: da solo non l’accendi.

Percorso: Settings > Security for AI > Get started. Due passi contano. Il connettore Microsoft 365: seleziona almeno Microsoft Entra ID Management events e Microsoft 365 activities. Se lo salti, la protezione continua a bloccare, ma avvisi e incidenti non compaiono nel portale — blocchi al buio. Poi il passo Copilot Studio: attiva Real-time protection, copia l’URL e passalo all’amministratore Power Platform, quindi incolla nel campo App ID l’ID applicazione che lui ha usato, che deve essere lo stesso della registrazione Entra.

Le regole stanno in Policies & rules > Real-time protection. La regola Default si limita ad auditare tutti gli agenti: registra senza fermare l’azione. Per bloccare servono regole custom, con ambito, esclusioni (nell’elenco compaiono solo agenti dotati di Entra agent ID) e tipi di rilevamento. Gli eventi finiscono nella tabella BehaviorInfo, utilizzabile per hunting. Nota controintuitiva: quando una regola di blocco copre un agente, per quell’agente non vengono più generati gli avvisi near-real-time. La copertura Copilot Studio è in anteprima e valuta le invocazioni di strumenti.