AZ-120 «Planning and Administering Microsoft Azure for SAP Workloads» è l’esame specialty con cui si ottiene la certificazione Microsoft Certified: Azure for SAP Workloads Specialty. Non è un esame su SAP e non è un esame su Azure: è l’esame di chi deve tenere insieme i vincoli dei due mondi — le VM certificate e le regole di supportabilità che arrivano da SAP da una parte, quote, zone, storage, cluster e policy che arrivano da Azure dall’altra. La versione corrente delle competenze misurate è quella del 17 aprile 2026, ed è quella su cui è tarato tutto quello che segue.
Cosa valida AZ-120
Microsoft descrive il candidato come architetto o ingegnere che progetta e gestisce il landscape SAP su Azure, con due responsabilità dichiarate: applicare gli standard di settore per migrazioni e integrazioni, e garantire il funzionamento continuativo della soluzione SAP dentro l’ambiente Azure. Il verbo che ricorre nel profilo ufficiale è «raccomandare»: raccomandi servizi e adegui risorse per resilienza, prestazioni, scala, provisioning, dimensionamento e monitoraggio.
Due dettagli del profilo spostano il baricentro dell’esame rispetto a quello che molti si aspettano.
Il primo è RISE with SAP, citato esplicitamente fra le soluzioni da implementare insieme ad amministratori cloud, DBA e clienti, e presente come sottoarea a sé nel primo dominio. In RISE l’ambiente SAP vive in una subscription gestita da SAP: quello che progetti tu non è il sistema, è l’integrazione — rete, calcolo, storage, identità, sicurezza, gestione del dato. È materia di trade-off, non di installazione.
Il secondo è lo strumento. La scheda nomina portale Azure, Azure Marketplace e Azure Resource Manager con i template Bicep: l’infrastructure as code non è un di più, compare direttamente fra gli obiettivi insieme al SAP Deployment Automation Framework e ad Azure Center for SAP solutions.
Sul contenuto tecnico Microsoft dà per acquisita l’esperienza su SAP HANA, SAP Business Suite e SAP NetWeaver, oltre che su virtualizzazione, storage, alta disponibilità, backup, disaster recovery, protezione del dato e networking.
I numeri ufficiali, e quelli che non lo sono
È il punto dove circolano più errori, quindi conviene tenere separate le due colonne.
| Dato | Valore | Dove lo pubblica Microsoft |
|---|---|---|
| Durata | 100 minuti | scheda della certificazione, sezione «Take the exam» |
| Soglia di superamento | 700 su 1000 | study guide ufficiale |
| Lingue | inglese, giapponese, cinese semplificato, francese, tedesco, spagnolo, portoghese (Brasile) | scheda della certificazione |
| Rinnovo | ogni 12 mesi, assessment online gratuito su Microsoft Learn | scheda della certificazione |
| Numero di domande | non pubblicato | Microsoft dice solo che la maggior parte dei suoi esami ne contiene fra 40 e 60 |
| Prezzo | non esposto | la scheda rimanda al paese in cui l’esame viene erogato |
Tre conseguenze pratiche.
L’italiano non c’è. Le lingue sono sette e la nostra non è fra queste. Microsoft però prevede che chi non trova l’esame nella propria lingua preferita possa richiedere 30 minuti aggiuntivi: è scritto nella study guide, e va chiesto in fase di prenotazione, non il giorno dell’esame.
La durata è pubblicata, il numero di domande no. Se leggi «60 domande in 100 minuti» presentato come dato ufficiale, la prima metà non lo è. Microsoft distingue anche fra durata d’esame e seat time, cioè il tempo da mettere in conto: il secondo è più lungo perché comprende le istruzioni e l’accettazione dell’accordo per il candidato.
Il prezzo non lo espone nessuna pagina ufficiale: la scheda dice soltanto che dipende dal paese di erogazione. Il listino tipico degli esami role-based e specialty Microsoft è intorno ai 165 USD (in Italia una cifra analoga in euro più IVA), ma il valore che fa fede è quello che vedi al momento della prenotazione su Pearson VUE.
Un’ultima nota che vale più di un numero: l’esame è proctored e la scheda avverte che può contenere componenti interattivi. Non è un questionario a crocette e basta.
A chi si rivolge
Non ci sono prerequisiti formali, ma la study guide scrive in grassetto una raccomandazione che conviene prendere sul serio: Microsoft consiglia fortemente di avere già la certificazione Azure Administrator Associate, cioè AZ-104. Non è un cancello, è un avvertimento sul livello dato per scontato — reti virtuali, ruoli, policy, storage e monitoraggio non vengono spiegati, vengono usati.
Il candidato tipico è un SAP Basis che ha imparato Azure, oppure un architetto Azure che ha imparato SAP. Chi arriva da un lato solo fa fatica, e non per la difficoltà dei singoli servizi: le domande sono a scenario, e la risposta giusta dipende spesso da un vincolo di supportabilità SAP più che da una best practice Azure generica. Sapere che cosa fa un Azure Load Balancer non basta se non sai perché l’IP virtuale di un’istanza ASCS deve passare da lì.
Se prima di decidere vuoi vedere il perimetro completo e i dati ufficiali aggiornati, li trovi sulla scheda della certificazione.
I concetti trasversali
Alcune idee tornano in tutti e quattro i domini, e riconoscerle vale più di memorizzare gli elenchi.
- La supportabilità viene prima dell’ottimizzazione. Non ogni VM Azure va bene per SAP: contano i tipi certificati, e per HANA il riferimento è l’hardware directory di SAP. Allo stesso modo l’Azure VM extension for SAP solutions non è telemetria opzionale: senza, i dati di host non compaiono nella transazione
ST06e SAP non considera supportato il sistema. - HANA Large Instances non è più la risposta. La documentazione Microsoft dichiara il servizio in sunset mode: non accetta nuovi clienti, continua a servire quelli esistenti. In uno scenario nuovo l’alternativa indicata sono le VM certificate per HANA.
- Quote e policy sono confini di subscription e di management group. Le quote di calcolo si contano per subscription e per region; le assegnazioni di Azure Policy si ereditano dallo scope in giù. Un resource group non è un confine di quota: separare produzione e non produzione è una decisione di subscription.
- In alta disponibilità l’IP virtuale è un load balancer. I virtual hostname di ASCS, ERS e del database devono seguire l’istanza attiva: su Azure la strada è un internal Standard Load Balancer con floating IP e health probe agganciati alla risorsa di cluster, non un IP che si sposta sulla NIC.
- Availability set, availability zone e regione rispondono a guasti diversi. Il primo copre il dominio di fault e di update dentro un datacenter, la seconda il datacenter, la terza la region: sono tre livelli di SLA, e lo scenario dice quale serve.
- Lo storage si sceglie per latenza e profilo di scrittura. Premium SSD v2, Azure NetApp Files, Azure Files, disk striping, caching e
Write Acceleratornon sono intercambiabili: la scelta si giustifica con il log del database, non con il prezzo al gigabyte.
I quattro domini d’esame
1. Migrare i carichi SAP su Azure (25-30%)
Requisiti dell’infrastruttura di destinazione — sizing, scenari supportati, calcolo, storage, rete, vincoli imposti da modello di subscription e quote, licenze, costi e piano di supporto Azure — e la scelta della strategia: lift and shift, lift-shift-migrate, oppure lift-shift-migrate to HANA, con gli strumenti relativi. Poi la costruzione dell’ambiente Azure che li accoglie: autorizzazione e controllo degli accessi, governance e compliance con Azure Policy, autenticazione anche per le applicazioni SAP in SaaS, gerarchia di management group, subscription e resource group, e le landing zone Azure per SAP. Chiude il blocco l’integrazione con SAP RISE: rete, calcolo e storage, archiviazione dei dati, identità e sicurezza.
2. Progettare e implementare l’infrastruttura (25-30%)
Calcolo: scegliere una VM Azure certificata per il carico SAP, configurare l’estensione per SAP, distribuire il sistema operativo da immagine Marketplace o da immagine custom, automatizzare con Bicep e ARM, con il SAP Deployment Automation Framework e con Azure Center for SAP solutions.
Rete: reti virtuali e subnet, Accelerated Networking, proximity placement group, progettazione della latenza richiesta dai carichi SAP, controllo del flusso e sicurezza di rete, service endpoint e private endpoint per Azure Storage, risoluzione dei nomi con Azure DNS, ExpressRoute per la connettività ibrida.
Storage: tipo di disco, quando usare disk striping e quando volumi semplici, protezione del dato, caching, Write Accelerator, cifratura di storage, dischi e dati, volumi su Azure NetApp Files e su Azure Files.
3. Alta disponibilità e disaster recovery (20-25%)
Sul lato HA: SLA, distribuzione in availability set e availability zone, load balancing, clustering di HANA e di SAP Central Services, clustering per SQL, Pacemaker con STONITH, Azure fence agent o SBD, replica a livello di storage e riavvio automatico di sistemi, istanze e database.
Sul lato DR: strategia con Azure Site Recovery, considerazioni di region, configurazioni di rete per il ripristino, strategia di backup coerente con lo SLA, policy di backup e snapshot, validazione, restore e test del disaster recovery — che nell’elenco ufficiale è una voce a sé, non un corollario.
4. Mantenere i carichi SAP su Azure (20-25%)
Ottimizzazione di prestazioni e costi con le raccomandazioni di Azure Advisor, analisi della rete, Savings Plan e Reserved Instance per le VM SAP, ridimensionamento delle VM, ottimizzazione dello storage e dell’archiviazione dei dati, tuning di application server e database.
Poi il presidio quotidiano: Azure Monitor su VM, alta disponibilità, storage e rete (con Network Watcher), Azure Monitor for SAP solutions, backup con Azure Backup, avvio e arresto dei sistemi e gestione delle istanze virtuali con Azure Center for SAP solutions, e il connettore SAP Landscape Management (LaMa) per Azure.
Come prepararsi
- Parti dai vincoli SAP, non dal catalogo Azure. Costruisci una mappa di che cosa SAP considera supportato — tipi di VM, sistemi operativi, framework di HA, configurazioni di storage — e solo dopo guarda quali servizi Azure li soddisfano. È l’ordine in cui ragionano le domande.
- Metti le mani su un cluster almeno una volta. Pacemaker con fence agent o SBD, ASCS ed ERS dietro un internal load balancer, replica HANA: leggere la procedura non basta, perché l’esame chiede perché un pezzo sta lì.
- Allena la lettura dei requisiti. In quasi ogni scenario c’è una frase che decide la risposta: un RTO, una latenza, un vincolo di quota, un obbligo di supportabilità. Individuarla è metà del lavoro.
- Alterna teoria e prove. Il percorso di preparazione AZ-120 segue i quattro domini ufficiali con unità brevi; nelle ultime settimane passa alla simulazione AZ-120 per individuare le aree deboli. Una precisazione onesta: il nostro banco ha 80 domande in inglese — come all’esame reale, che in italiano non esiste — con spiegazione e rimando alla documentazione Microsoft, e ogni sessione ne estrae 50 in 100 minuti con soglia 700 su 1000. Durata e soglia sono quelle ufficiali; il numero di domande è una convenzione nostra, perché Microsoft non lo pubblica. Le domande sono a risposta singola, multipla e a matrice sì/no: non riproduciamo case study, drag and drop, hot area né i componenti interattivi che l’esame vero può contenere. Per quelli, la sandbox gratuita di Microsoft Learn resta lo strumento giusto.
In sintesi
AZ-120 certifica che sai portare un landscape SAP su Azure e tenerlo in piedi: dimensionamento e strategia di migrazione, infrastruttura di calcolo, rete e storage, alta disponibilità e disaster recovery, e poi il mantenimento fra monitoraggio, backup e ottimizzazione dei costi. È un esame stretto come perimetro e profondo come richiesta, con quattro domini di peso quasi identico: si prepara coprendoli tutti. I numeri da tenere a mente sono tre e sono ufficiali — 100 minuti, 700 su 1000, rinnovo ogni 12 mesi con un assessment gratuito su Microsoft Learn. Tutto il resto, prezzo e numero di domande compresi, si verifica sulla pagina Microsoft al momento della prenotazione.