I quattro pezzi di una richiesta ben fatta

Un prompt è la richiesta che scrivi nella casella di Copilot: una frase in linguaggio naturale, non un comando da imparare a memoria. La documentazione utente di Microsoft descrive quattro elementi ricorrenti in una richiesta efficace: Goal, l’obiettivo, cioè che cosa vuoi ottenere; Context, il contesto, cioè perché lo stai chiedendo e per chi; Expectations, le aspettative su formato, lunghezza e tono; Source, la fonte da usare. L’unico elemento davvero obbligatorio è l’obiettivo: gli altri tre non sono un modulo da compilare ogni volta, ma leve che restringono il campo quando la prima risposta è troppo generica.

Un esempio breve tratto dalla documentazione mette insieme obiettivo e fonte: Write a summary based on all emails from Sam in the past two weeks. Un esempio più ricco aggiunge contesto e tono: Draft an outline of a training manual about time management. Our audience is professionals who work in a hybrid environment and constantly need to attend virtual meetings and meet deadlines. The tone of the document will be friendly and suggestive. Nella giornata d’ufficio la traduzione è immediata: se devi preparare una riunione, l’obiettivo è “un elenco di punti da discutere”, il contesto è “riunione con il cliente sul rinnovo”, le aspettative sono “massimo cinque punti, tono neutro”, la fonte è il thread di posta delle ultime due settimane.

Indicare la fonte: il gesto che cambia il risultato

La differenza fra una risposta plausibile e una risposta utile sta quasi sempre nella fonte. Nella casella del prompt digiti / e cominci a scrivere il nome del file: Copilot lo aggancia alla richiesta. In Microsoft 365 Copilot Chat puoi riferirti a file di Microsoft 365, file locali caricati nella casella di composizione, file di OneDrive o SharePoint, cartelle intere, siti e pagine di SharePoint; la documentazione indica un limite di dieci file o pagine all’interno di un sito di SharePoint. In Copilot in Word, quando usi il pulsante Generate per una bozza, puoi riferirti fino a venti elementi fra file Word, PowerPoint, PDF e TXT.

Qui cade una distinzione che l’esame ama: il riferimento ai file è disponibile a tutti, mentre riferirsi a persone, riunioni, conversazioni di Teams e messaggi di posta richiede una licenza Microsoft 365 Copilot. Se nel tuo ambiente quelle opzioni non compaiono, non è un prompt scritto male: è la differenza fra Copilot Chat e Microsoft 365 Copilot, ed è una decisione dell’organizzazione, non tua.

Vale anche la pena sapere come i modelli leggono i documenti lunghi. La documentazione avverte che i modelli linguistici tendono a dare priorità al contenuto all’inizio e alla fine di un file, quindi la parte centrale di un documento molto lungo può ricevere meno attenzione; il consiglio è spezzare il materiale e riassumerlo a blocchi invece di chiedere un riassunto unico di tutto.

La richiesta vaga produce la risposta vaga

È la causa più comune di delusione, e si vede meglio in un confronto. La documentazione affianca una richiesta generica, Write a blog post about sustainable practices in agriculture, a una precisa, Craft a 1500-word blog post for a general audience interested in sustainability, focusing on the significance and benefits of sustainable agricultural practices like organic farming and agroforestry. Il verbo è quasi lo stesso; cambiano pubblico, lunghezza e perimetro, e cambia tutto il risultato.

Le indicazioni pratiche stanno nei titoli stessi della pagina di supporto: Include details, Structure your prompts for better results, Provide positive instructions, Iterate and regenerate, Always review and verify. Sulla struttura, la documentazione mostra che l’ordine può variare: istruzione seguita da contesto ed esempio, oppure contesto ed esempio seguiti dall’istruzione. Sulle istruzioni, la formulazione in positivo, cioè dire che cosa fare invece di elencare divieti, è indicata come preferibile. Attenzione però al riflesso sbagliato: più lungo non significa più efficace. Un prompt lungo e senza obiettivo resta un prompt vago.

Affinare per iterazioni, non ricominciare da capo

La documentazione definisce l’iterazione come una piccola modifica deliberata al prompt o all’output, in modo che la versione successiva sia più utile. Il metodo suggerito è: tenere ciò che funziona, individuare il problema principale, cambiare una cosa alla volta e confrontare le versioni. Le cinque leve su cui intervenire sono obiettivo, pubblico, vincoli, evidenze e struttura, con richieste di seguito del tipo Rewrite this for [audience] oppure Reformat this as [format]. In Word, dopo la generazione hai Keep it, Regenerate e Discard: rigenerare senza cambiare nulla nel prompt è la mossa meno produttiva.

L’ultimo passaggio non è negoziabile. La documentazione ricorda che devi verificare e correggere i dettagli, e propone quattro lenti di controllo: chiarezza, accuratezza, adeguatezza del tono al pubblico e completezza del contesto. Confondere una risposta ben scritta con una risposta verificata è over-reliance, ed è un errore diverso dalla fabbricazione, che è l’invenzione di un dettaglio da parte del modello.

Un prompt che funziona bene merita di essere conservato e riusato. Su learn.microsoft.com il contenitore è chiamato Copilot Prompt Gallery, con le sezioni Suggested, Your Prompts e Teams; nelle pagine di aiuto rivolte agli utenti compare l’etichetta Copilot Prompt Lab. Sono due etichette vive su due superfici diverse: cita quella della pagina che stai leggendo, senza dichiarare che una delle due sia sbagliata.