Sei soluzioni sotto un nome unico
Microsoft Purview non è un prodotto singolo: la documentazione lo descrive come un insieme di soluzioni integrate per governare, proteggere e gestire i dati. Nel Microsoft Purview portal le soluzioni sono raggruppate in tre famiglie — data security, data governance e data compliance — più un gruppo di shared capabilities condivise fra più soluzioni, fra cui i classifiers, le sensitivity labels, il Data explorer e l’activity explorer.
Le sei che questo modulo ti chiede di riconoscere non stanno tutte nello stesso gruppo: Information Protection, Data Loss Prevention e Insider Risk Management sono soluzioni di data security; Communication Compliance e Data Lifecycle Management stanno fra quelle di data compliance; Data Security Posture Management (DSPM) for AI è la porta d’ingresso specifica per l’uso dell’AI. Al livello fundamentals non devi sapere in quale voce di menu vive ciascuna: devi associare uno scenario alla soluzione che lo risolve.
Classificare, impedire, conservare
Microsoft Purview Information Protection (prima Microsoft Information Protection) serve a individuare, classificare e proteggere le informazioni sensibili dovunque risiedano o viaggino. Le sue capacità si leggono in tre momenti: conoscere i dati, con i sensitive information types che riconoscono un dato per pattern e i trainable classifiers che lo riconoscono per esempi; proteggerli, con le sensitivity labels, che possono applicare crittografia e marcature visive; prevenire la perdita di dati. Una sensitivity label è un’etichetta che accompagna il documento: classifica e, se configurata così, protegge. Non blocca un’azione.
Bloccare un’azione è il mestiere di Microsoft Purview Data Loss Prevention (DLP). Una DLP policy analizza il contenuto e, se le condizioni sono soddisfatte, esegue un’azione protettiva: mostra un policy tip, blocca la condivisione lasciando all’utente la possibilità di fare override con una giustificazione, blocca senza override, oppure — per i dati a riposo — sposta l’elemento in una quarantena. Le location coperte includono Exchange, SharePoint, OneDrive, i messaggi di chat e canale di Teams, i dispositivi Windows e macOS, i repository on-premises, i workspace di Fabric e Power BI e, in preview, Microsoft 365 Copilot. La simulation mode esiste proprio per misurare l’impatto prima di rompere un processo aziendale: la doc dice che “Actions defined in a policy aren’t applied while the policy is in simulation mode”.
Quanto tempo un contenuto resta e quando viene eliminato non lo decide nessuna delle due: lo decide Microsoft Purview Data Lifecycle Management (prima Microsoft Information Governance), il cui scopo dichiarato è conservare ciò che serve ed eliminare ciò che non serve. Lo strumento portante sono le retention policies, applicabili ai carichi Microsoft 365 fra cui Exchange, SharePoint, OneDrive, Teams e Viva Engage; le retention labels coprono le eccezioni sui singoli elementi, per esempio un periodo più lungo per i documenti legali. Completano la soluzione il mailbox archiving, le inactive mailboxes e l’import service per i file PST. Una nota della doc da non perdere: se devi gestire elementi di alto valore per obblighi legali o regolatori, usi le retention label con Records Management, non con Data Lifecycle Management.
Tieni netta la terna, perché i distrattori nascono qui: label significa classificare ed eventualmente proteggere, DLP significa impedire un’azione, retention significa decidere la durata.
Le persone e le loro comunicazioni
Microsoft Purview Insider Risk Management guarda i comportamenti di chi sta dentro l’organizzazione: correla segnali diversi per individuare rischi interni come il furto di proprietà intellettuale, la fuga di dati e le violazioni delle policy di sicurezza. Si configura partendo da policy templates già pronti — fra gli altri Data theft by departing users, Data leaks, Risky AI usage e Security policy violations — e produce alerts che un revisore passa in triage e, quando serve un’indagine più profonda, promuove a cases. Dettaglio di privacy citato dalla doc: gli utenti sono pseudonimizzati per impostazione predefinita.
Microsoft Purview Communication Compliance guarda invece i messaggi, non le azioni sui file: rileva, cattura e consente di agire su comunicazioni potenzialmente inappropriate o in violazione delle policy aziendali. I canali coperti includono Exchange Online, Microsoft Teams, Viva Engage, sorgenti di terze parti e le interazioni, cioè prompt e risposte, di Microsoft 365 Copilot e Microsoft 365 Copilot Chat. I template partono da Detect inappropriate text, Detect inappropriate images, Detect sensitive info types, Detect financial regulatory compliance e Detect conflict of interest; la remediation permette di risolvere l’alert, notificare l’utente, escalare a un altro reviewer o rimuovere il messaggio in Teams.
Confusione tipica da evitare: “un dipendente in uscita scarica in massa dei file” è Insider Risk Management; “un dipendente scrive minacce in una chat” è Communication Compliance.
DSPM for AI, e che cosa verifica l’esame
Microsoft Purview Data Security Posture Management (DSPM) for AI è la vetrina sull’uso dell’AI: offre insight e analytics sull’attività AI dell’organizzazione, policy pronte attivabili con un clic, data risk assessments per scoprire l’oversharing dei dati e controlli di compliance. Raggruppa le applicazioni nelle categorie Copilot experiences and agents, Enterprise AI apps e Other AI apps. Un dettaglio verificato alla fonte: nel portale la versione che l’obiettivo d’esame nomina compare oggi come DSPM for AI (classic), sostituita da una nuova DSPM con pagine come Posture, Objectives e AI observability. Se una domanda cita DSPM for AI, il concetto richiesto resta lo stesso: visibilità e postura sui dati che l’AI tocca.
Questa mappa è ciò che l’esame verifica più spesso in questo dominio, con scenari che si risolvono nominando la soluzione corretta. Ricorda che DSPM osserva e raccomanda, ma l’azione che blocca resta di DLP e l’etichetta resta di Information Protection.