Il primo prompt della giornata somiglia quasi sempre a un pensiero detto ad alta voce: «riassumi questo», «scrivi una mail al fornitore», «analizza questi numeri». A volte funziona. Quando non funziona, l’istinto è riscriverlo quasi identico sperando in un esito diverso. La documentazione di Anthropic propone un’abitudine più produttiva, e parte da un’immagine.

Il collega che ha preso servizio stamattina

La guida al prompting descrive Claude come un collega bravissimo ma appena assunto, che non conosce le tue convenzioni né i tuoi flussi di lavoro. L’articolo introduttivo al prompt design usa la stessa idea con un’altra metafora: un consulente esterno appena ingaggiato, che non ha alcun contesto su di te, sul compito e sulla tua organizzazione.

Da lì discende quella che la documentazione chiama la regola d’oro, e che vale la pena imparare a memoria: mostra il tuo prompt a un collega che ha poco contesto sul compito e chiedigli di eseguirlo. Se resta confuso lui, resterà confuso anche Claude.

È un test da dieci secondi e smaschera la maggior parte dei prompt difettosi. «Riassumi questo documento» non dice a un collega quanto deve essere lungo il riassunto, per chi è, cosa deve emergere e cosa può saltare. Neanche Claude lo sa: proverà a indovinare, e ogni volta indovinerà in modo diverso.

Le tre cose che rendono un prompt eseguibile

Specificità. Sii esplicito su formato, vincoli e livello di approfondimento. La documentazione insiste su un punto controintuitivo: se vuoi un lavoro fatto oltre il minimo, devi chiederlo, non sperare che venga dedotto da una richiesta vaga. L’esempio ufficiale mette a confronto «Crea una dashboard analitica» con «Crea una dashboard analitica. Includi quante più funzioni e interazioni rilevanti possibile. Vai oltre le basi». Stessa richiesta, due risultati molto diversi.

Contesto e motivazione. Spiegare perché una regola esiste aiuta Claude a generalizzarla ai casi che non hai previsto. L’esempio della guida confronta «Non usare mai i puntini di sospensione» con «La tua risposta sarà letta da un sintetizzatore vocale, quindi non usare mai i puntini di sospensione perché il sintetizzatore non saprebbe come pronunciarli». Il secondo prompt non impone una regola: trasferisce un obiettivo.

Esempi. Sono uno dei modi più affidabili per orientare formato, tono e struttura. La guida chiede che siano pertinenti, cioè simili al caso reale, e diversi fra loro, così da coprire i casi limite ed evitare che Claude assorba schemi involontari. Ne bastano pochi: la documentazione indica da tre a cinque per i risultati migliori.

Una regola pratica che vale ovunque: di’ cosa fare, non cosa non fare. «Non usare elenchi puntati» funziona peggio di «Scrivi in paragrafi di prosa che scorrono».

Sei l'analista che prepara la riunione mensile delle operations.
Contesto: leggo questo report insieme al direttore commerciale, che
non conosce i nostri codici prodotto e su questa base decide dove
spostare due persone il mese prossimo.

Dal file allegato:
1. Estrai i cinque scostamenti più rilevanti rispetto al budget.
2. Per ognuno indica importo, reparto e una possibile causa.
3. Chiudi con tre domande che il direttore dovrebbe porre in riunione.

Formato: tabella per i punti 1 e 2, prosa per il punto 3.
Massimo 400 parole. Se il file non contiene i dati di un reparto,
scrivilo invece di stimarli.

Scomporre il compito prima di chiederlo

Il secondo motivo per cui un prompt fallisce non è la mancanza di dettaglio: è che contiene tre lavori diversi travestiti da uno. «Analizza i dati di vendita e prepara la presentazione per il consiglio» chiede di leggere, interpretare, scegliere una tesi e impaginare. Sono quattro competenze e quattro momenti di giudizio, e se il primo va storto se ne accorge solo chi legge la slide finale.

La documentazione di supporto lo dice in una riga: scomponi le richieste complesse in sotto-passaggi. La guida sulla consistenza spiega il perché: ogni sotto-compito riceve l’attenzione piena, e questo riduce gli errori che si accumulano nei flussi di lavoro lunghi.

La scomposizione si fa a due livelli. Dentro un unico prompt, quando i passaggi sono pochi e consequenziali: elencali numerati, perché la guida raccomanda proprio liste numerate quando l’ordine o la completezza dei passaggi conta. È quello che fa l’esempio qui sopra. Su più messaggi, quando vuoi vedere e correggere il risultato intermedio prima che diventi l’ingresso del passo successivo: prima l’analisi, poi il controllo dei numeri, poi la presentazione costruita su un’analisi già validata.

Attenzione a non confondere due cose: si scompone il lavoro, non il contesto. Sul materiale le indicazioni ufficiali dicono l’opposto, cioè che per compiti di scrittura, analisi e ricerca conviene fornire il contesto completo in un solo messaggio ben costruito invece di somministrarlo a pezzi.

Prima di premere invio

Tre controlli, in quest’ordine.

Primo: so già come sarebbe fatta una risposta buona? La documentazione colloca la definizione dei criteri di successo prima del lavoro sul prompt. Se non sai riconoscere l’output giusto quando lo vedi, nessuna riformulazione ti avvicina.

Secondo: il test del collega. Rileggi il prompt fingendo di non sapere nulla del progetto, e aggiungi quello che manca.

Terzo: è troppo lungo? Un errore ricorrente è la sovra-ingegnerizzazione, cioè accumulare tecniche e istruzioni convinti che «più lungo» significhi «migliore». Parti semplice e aggiungi complessità solo dove serve, verificando che ogni aggiunta migliori davvero qualcosa.