Un collega ti dice che Claude «è diventato lento» e che ha esaurito i messaggi a metà giornata. Quasi sempre la causa non è il modello: sta usando il modello più capace al massimo sforzo, dentro una conversazione che si trascina tutto dall’inizio. Sono leve distinte, e vanno mosse separatamente.
Capacità, velocità, costo e una quarta leva
La guida ufficiale mette in fila quattro criteri per scegliere un modello: le capacità che ti servono, la velocità con cui deve rispondere, il costo, e l’effort. Su quest’ultimo il testo è netto: regolare l’effort è spesso una leva migliore che cambiare modello.
L’effort si imposta cliccando il nome del modello accanto al pulsante di invio e poi «Effort». I livelli disponibili:
- Low e Medium: adatti ai compiti di routine, e allungano il tuo limite d’uso;
- High: è il livello consigliato, il miglior equilibrio complessivo fra qualità e velocità;
- Extra high: pensato per compiti lunghi di codice e agentici;
- Max: l’opzione più accurata, per i casi che richiedono il ragionamento più profondo possibile.
Due note: l’effort è regolabile su Fable 5.1, Opus 5, Sonnet 5 e su vari modelli precedenti, ma non su Haiku 4.5; e su Fable 5.1 e Opus 5 il pensiero non si può disattivare del tutto.
Due modi legittimi di partire
La documentazione descrive due approcci opposti, entrambi validi; la scelta dipende da quanto ti costa un errore.
Partire dall’efficienza significa cominciare con un modello veloce come Claude Haiku 4.5, provare il caso reale e salire di modello solo dove trovi un buco: buono per attività ad alto volume e per il lavoro in cui i tempi di risposta contano.
Partire dalla capacità significa cominciare da Claude Opus 5, sistemare il modo in cui formuli la richiesta, e solo dopo cercare efficienza abbassando l’effort: buono per ragionamenti complessi e per i casi in cui l’accuratezza pesa più del risparmio.
In entrambi i casi la decisione si prende confrontando gli stessi input reali sui due modelli, guardando accuratezza e comportamento sui casi limite.
Limite d’uso e limite di lunghezza non sono la stessa cosa
La formulazione ufficiale è secca: i limiti d’uso governano quanto puoi usare Claude su tutte le conversazioni, i limiti di lunghezza governano quanto può diventare lunga una singola conversazione.
Sul primo pesano la lunghezza e la complessità delle conversazioni, le funzioni attive, il modello scelto e il livello di effort. Consumano di più le conversazioni lunghe che fanno scattare la gestione automatica del contesto, l’effort alto, il pensiero esteso e le funzioni che chiamano strumenti: ricerca web, Research, connettori. Un punto che sorprende molti: tutte le superfici, incluse le app desktop, attingono allo stesso limite. Quando lo esaurisci puoi solo aspettare il reset, cambiare piano o acquistare crediti d’uso.
Il secondo limite è la finestra di contesto, la memoria di lavoro della singola conversazione. Sui piani a pagamento Fable 5.1, Opus 5 e Sonnet 5 arrivano a un milione di token; i modelli della generazione precedente si fermano a 500K; il riferimento classico è 200K, che equivale a circa cinquecento pagine di testo. Una parte è sempre riservata alla risposta di Claude.
Ripartire, riassumere, persistere
Quando la conversazione si avvicina al limite, Claude gestisce il contesto da solo riassumendo i messaggi più vecchi, e quel riassunto non conta sul limite d’uso; serve che l’esecuzione di codice sia abilitata. La cronologia completa resta consultabile. Ma questo è un paracadute, non una strategia: le conversazioni che ci arrivano consumano di più.
Ripartire. Un compito nuovo merita una conversazione nuova. Se hai saturato la lunghezza, le vie ufficiali sono due: apri una chat nuova, oppure sposta il materiale in un Project.
Riassumere. Prima di chiudere, chiedi tu il passaggio di consegne, invece di sperare nel riassunto automatico.
Prepara un passaggio di consegne per una chat nuova: decisioni prese,
vincoli confermati, cosa resta aperto. Massimo quindici righe.
Persistere. Quello che userai ancora non va reincollato: va nella knowledge base del Project. I documenti caricati in un Project vengono messi in cache, e ogni volta che li richiami conta solo la parte nuova o non ancora in cache. Altre economie concrete: raggruppa le richieste collegate in un solo messaggio, sii specifico, e richiama quello che è già stato detto invece di riscriverlo.
Cosa persiste davvero fra una chat e l’altra
Due funzioni diverse, spesso confuse.
La ricerca nelle chat cerca dentro le conversazioni passate quando glielo chiedi: la vedi comparire come chiamata a uno strumento e ti restituisce citazioni che rimandano alla conversazione originale. Si governa da Settings, sezione Memory, con «Search and reference chats». Le chat in incognito non sono cercabili.
La memoria funziona altrimenti: Claude genera ricordi come singoli argomenti, non come riassunti di intere sessioni, e li salva mentre parlate (puoi anche dirgli esplicitamente di ricordare una cosa). Ogni Project ha il proprio spazio di memoria, separato dagli altri Project e dalle chat fuori dai Project: utile, perché il contesto di un cliente non finisce nel lavoro di un altro. Sui piani Free, Pro e Max la memoria è attiva di default; su Team ed Enterprise è disattivata finché un owner non la abilita. Nella stessa schermata puoi mettere in pausa la generazione di nuovi ricordi, rivedere ed eliminare i singoli argomenti, oppure azzerare tutto: quest’ultima operazione è definitiva.