«Non mi convince» non è una diagnosi. Un output deludente ha cause diverse, e ognuna ha una cura diversa: riscrivere il prompt quando il problema è la modalità sbagliata o un limite di sistema significa girare a vuoto. Il primo passo è dare un nome al difetto.

Riconoscere il difetto prima di riscrivere

Sei famiglie coprono quasi tutto, e si distinguono a colpo d’occhio. La risposta generica: corretta ma inutile, come se avesse risposto a una domanda vicina alla tua. La lunghezza sbagliata: si ferma a metà, o produce tre pagine dove ne servivano dieci righe. Il formato sbagliato: contenuto giusto, struttura inservibile. Il contenuto falso: una cifra o una citazione che suonano autorevoli e non sono fondate. La capacità inventata: link che non si aprono, o Claude che dichiara di aver inviato un’email. L’errore di sistema: un messaggio di errore invece di una risposta.

Le prime tre si curano nel prompt, la quarta e la quinta con l’ancoraggio alle fonti, la sesta cambiando impostazione o aspettando. Confonderle è il motivo per cui una correzione «non funziona mai».

Quando manca il contesto, non la capacità

La formulazione ufficiale è di trattare Claude come un collaboratore appena assunto: bravissimo, e senza alcun contesto su di te, sul compito e sulla tua organizzazione. La regola d’oro è mostrare il prompt a un collega che non conosce il progetto: se resta confuso, lo sarà anche Claude.

Le correzioni, in ordine di resa:

  • Spiega la richiesta in modo semplice ed esplicito, di’ cosa vuoi ottenere invece di cosa non vuoi, e spezza le richieste complesse in sotto-passi numerati.
  • Aggiungi il contesto che dai per scontato: destinatario, scopo, vincoli, cosa esiste già.
  • Motiva i vincoli: «niente puntini di sospensione» rende meno di «il testo verrà letto da un sintetizzatore vocale, che non sa pronunciarli».
  • Allega da tre a cinque esempi del risultato che vuoi, vicini al caso reale e diversi fra loro: orientano il formato meglio di ogni descrizione astratta.

Sulla risposta troppo breve vale una precisazione: la finestra di contesto riguarda ciò che dai in ingresso, non ciò che Claude produce in uscita. Se si interrompe, riformula chiedendo esplicitamente l’ampiezza che ti serve, oppure ripassagli prompt e risposta incompleta chiedendo di riprendere da dove si era fermato.

Prima: "Fammi un riassunto di questo report."

Dopo: "Sei il mio analista. Riassumi il report allegato per il comitato
di direzione, che non conosce il progetto. Massimo 400 parole, in tre
parti: cosa è successo, quanto ci costa, cosa decidiamo entro venerdì.
Se un dato non è nel report, scrivi che manca invece di stimarlo."

Quando il problema è la verità, non la forma

Claude può scrivere cose che sembrano corrette e sono profondamente sbagliate: sono le allucinazioni. Le cause dichiarate sono tre: dati di addestramento fermi a una data che cambia da modello a modello (Claude Opus 5 a maggio 2026, Claude Sonnet 5 a gennaio 2026); materie in cui il modello fa più fatica; e citazioni che suonano autorevoli senza essere fondate.

Le contromisure applicabili dal prompt, senza strumenti aggiuntivi:

  • Concedi l’incertezza: autorizza una frase come «non ho abbastanza informazioni per valutarlo con sicurezza».
  • Ancora la risposta al testo: su documenti lunghi chiedi prima le citazioni testuali rilevanti, poi l’analisi che vi fa riferimento.
  • Fai verificare a posteriori: ogni affermazione deve avere una citazione di supporto, e quelle senza vanno rimosse.
  • Vieta la conoscenza generale: solo i documenti che gli hai fornito.
  • Controlla la stabilità: ripeti lo stesso prompt più volte, perché risposte divergenti segnalano invenzione.

Quando Claude cerca sul web, apri comunque le fonti originali: la sintesi può perdere dettagli decisivi. E Claude non è l’unica fonte di verità, con uno scrutinio particolare su ogni indicazione ad alto impatto.

Un sottocaso a sé: Claude può allucinare le proprie capacità. Se uno strumento non è esplicitamente integrato, non ce l’ha, anche quando afferma il contrario. Link che non si aprono e «ho inviato l’email» sono questo, non un lavoro svolto.

Quando il difetto è lo strumento o l’impostazione

Prima di riscrivere per la quinta volta, chiediti se stavi usando la modalità giusta. La ricerca web serve alle domande fattuali che si chiudono con una o due chiamate. Il pensiero esteso serve al ragionamento complesso che non richiede informazioni recenti: matematica, debug, analisi documentale, pianificazione. Research serve alla raccolta ampia, cinque o più chiamate in uno o tre minuti, con un report finale citato.

Accanto al pulsante di invio trovi il livello di sforzo, modificabile in qualsiasi momento: low e medium per la routine, high come default equilibrato, xhigh e max per il ragionamento più profondo.

Infine, alcuni output deludenti sono messaggi di sistema travestiti. Il limite raggiunto sulle cinque ore si aspetta o si gestisce con i crediti d’uso. L’avviso sul limite di lunghezza della chat si risolve con file meno numerosi o più piccoli, o aprendo una conversazione nuova. Un avviso di capacità è temporaneo, e status.claude.com dice se il problema è di tutti.

Il ciclo di correzione

Cambia una cosa per volta, altrimenti non saprai quale ha funzionato. Dai il tuo riscontro dentro la conversazione — istruzioni di follow-up, chiarimenti, la richiesta di riscrivere — invece di ricominciare da zero: l’iterazione è il rimedio principale che Anthropic indica. Usa il pollice in giù per ciò che resta sbagliato. E quando il prompt produce finalmente quello che volevi, conservalo.