Il percorso che porta uno sconosciuto a diventare cliente attraversa tre oggetti e un momento irreversibile: il lead raccoglie la persona non ancora qualificata, la campagna misura l’iniziativa di marketing che l’ha generata, la conversione trasforma il lead in account, contact e opportunity senza possibilità di tornare indietro. L’esame lavora sulle giunture fra questi pezzi: chi assegna il lead, cosa succede se account e contact esistono già, e perché un utente con il permesso «giusto» non riesce comunque a creare una campagna.
Il lead e la sua assegnazione
Un lead è una persona con la sua azienda: nome, Company, recapiti e Lead Status. Vive in un oggetto separato perché non è ancora un cliente e non deve sporcare il modello account/contact/opportunity. Entra a mano, da import, o da un form Web-to-Lead pubblicato sul sito.
L’assegnazione automatica si configura in Setup → Lead Assignment Rules. Qui stanno le regole che l’esame ama:
| Elemento | Comportamento |
|---|---|
| Regola di assegnazione | Può esisterne una sola attiva alla volta per l’oggetto Lead |
| Rule entries | Valutate in ordine: vince la prima che soddisfa i criteri, le successive non vengono esaminate |
| Destinatario | Ogni entry assegna a un utente oppure a una queue |
| Notifica | Ogni entry può inviare un’email con un template dedicato al nuovo owner |
Default Lead Owner |
In Lead Settings: raccoglie i lead che nessuna entry intercetta |
Le regole non scattano sempre. Quando un utente crea un lead dalla UI, l’esecuzione dipende dalla casella Assign using active assignment rule presente nella pagina di creazione: se resta vuota, il lead resta all’utente che l’ha creato. I lead che arrivano da Web-to-Lead e dall’import, invece, passano dalla regola attiva; quando nessuna entry corrisponde, il record finisce al default lead owner.
Una queue è un contenitore di proprietà, non un utente: diventa Owner del lead, e i suoi membri (utenti, ruoli, public group) lo prendono in carico dalla list view della coda con Accept. È la risposta a «i lead di una zona li lavora il primo commerciale libero»; l’assegnazione a un singolo utente risponde invece a «i lead di una zona vanno alla persona che la copre».
La conversione
Convertire promuove il lead al modello di vendita vero. Dai dati del lead Salesforce produce:
| Record | Regola |
|---|---|
| Account | Dal campo Company, oppure un account esistente scelto in conversione |
| Contact | Dal nome del lead, oppure un contact esistente sotto quell’account |
| Opportunity | Nuova, con un nome descrittivo — oppure nessuna, se si sceglie di non crearla |
Il punto che l’esame colpisce è la scelta «crea nuovo» contro «usa esistente». Se l’azienda del lead è già un account e la persona è già un contact di quell’account, la conversione va fatta selezionando entrambi i record esistenti nella schermata di conversione: solo così non nascono un secondo account e un secondo contact. Selezionare l’account esistente e lasciare che il contact venga creato produce comunque un doppione della persona. Salesforce propone i possibili match, ma la scelta è dell’utente: non è un deduplicatore automatico.
Alla conversione il lead diventa read-only e non è più raggiungibile dal tab Leads: resta come record convertito, con Converted Status valorizzato su uno dei valori marcati come «converted» nella picklist Lead Status. I campi standard passano ai record di destinazione secondo un mapping fisso; i campi custom seguono la mappatura definita in Object Manager → Lead → Fields & Relationships → Map Lead Fields, e un campo custom non mappato perde semplicemente il proprio valore. Le campagne in cui il lead figurava come membro non si perdono: il campaign member segue il contact, e la campagna scelta come più rilevante finisce in Primary Campaign Source sull’opportunity, che è il perno dell’attribuzione del fatturato al marketing.
Campagne: il permesso che non basta mai
Una campagna è il contenitore dell’iniziativa di marketing: Type (email, webinar, conference, advertisement…), Status, Start Date e End Date, Budgeted Cost, Actual Cost, Expected Revenue, Num Sent, la casella Active e il campo Parent Campaign.
Qui vive la trappola più ricorrente dell’intera sezione. Per creare una campagna non basta il permesso Create sull’oggetto Campaign concesso dal profilo o da un permission set: serve anche la casella Marketing User spuntata sul record utente (Setup → Users → l’utente → Marketing User). Sono due controlli distinti e devono essere veri entrambi: è l’unico caso, in programma d’esame, in cui un flag sul record utente si somma alla sicurezza a oggetto. La stessa casella governa anche l’importazione dei membri campagna.
Gerarchie di campagna
Il campo Parent Campaign costruisce la gerarchia: si crea la campagna padre, poi si indica quel padre sulle figlie. La documentazione parla di cinque livelli di profondità, con tre come profondità comoda nella pratica — ma un numero è proprio il tipo di dato che si muove fra release: ricordalo come ordine di grandezza, non come verità.
Ciò che conta è il rollup: i campi della sezione dei risultati di campagna (risposte, lead convertiti, opportunity e ricavo) si sommano verso l’alto lungo tutta la gerarchia. Il padre mostra quindi sia i propri numeri sia l’aggregato delle discendenti: le statistiche di gerarchia si affiancano a quelle della singola campagna, non le sostituiscono. È la risposta a «voglio vedere il programma nel suo insieme e anche ogni singola campagna»: la gerarchia serve proprio a non dover scegliere. Resta però una struttura di reporting, non di sicurezza: non ridistribuisce visibilità né ownership.
Campaign member e status
Un campaign member è il legame fra una campagna e un lead o un contact (e, dove abilitati, account e person account). Si aggiungono membri dal record singolo, dalla related list Campaign Members, da una list view di lead o contact, dai risultati di un report, o in massa con il Data Import Wizard.
Il tracciamento passa dai member status, che sono definiti per campagna e non una volta per tutte: una campagna email usa Sent e Responded, un evento usa Invited, Attended, Declined. Uno status può essere marcato come Default e uno o più come Responded: è questa casella, non il nome dello status, a far scattare il conteggio delle risposte e quindi tutte le statistiche di risposta, comprese quelle che risalgono la gerarchia. Chiamare uno status «Attended» senza spuntare Responded produce una campagna con zero risposte e numeri perfettamente inutili. Per confrontare campagne omogenee conviene mantenere un set di status per tipo di campagna.
Trappole tipiche d’esame
Createsull’oggetto Campaign non basta. Se un utente non riesce a creare campagne pur avendo il permesso sull’oggetto, la prima cosa da guardare è la casella Marketing User sul suo record utente: non il profilo, non l’org-wide default, non il record type.- Le regole di assegnazione sono una sola e si fermano al primo match. Non esistono due regole attive in parallelo, e le entry successive alla prima che soddisfa i criteri non vengono valutate: un lead «finito alla persona sbagliata» quasi sempre è un problema di ordine delle entry, non di criteri.
- Dalla UI la regola non parte da sola. Un lead creato a mano senza spuntare
Assign using active assignment ruleresta al creatore;Web-to-Leade import, invece, la regola attiva la eseguono sempre, e chi non corrisponde a nessuna entry finisce alDefault Lead Owner. - Convertire con «crea nuovo» quando il record esiste già. Per non duplicare bisogna selezionare l’account esistente e il contact esistente: sceglierne uno solo lascia comunque un doppione. L’opportunity, al contrario, si può non creare affatto.
- La conversione è irreversibile. Non esiste un «unconvert»: il lead diventa read-only e l’unico rimedio a una conversione sbagliata è cancellare o riconciliare a mano i record generati.
- I member status sono per campagna, e
Respondedè una casella. Le statistiche di risposta non leggono il nome dello status; e arrivano al padre perché esiste il rollup di gerarchia, non perché qualcuno le ricalcola a mano.