Knowledge: le fonti da cui l’agente deve rispondere

Un agente senza fonti è solo Microsoft 365 Copilot con un nome diverso. Il campo che lo rende utile è Knowledge: l’elenco dei documenti, dei siti e delle conversazioni su cui deve basare le risposte.

In Agent Builder, dentro Microsoft 365 Copilot, scegli New agent nel riquadro di sinistra. Da lì hai due strade. Nella scheda Describe descrivi l’agente a parole e Copilot compila da solo nome, descrizione, istruzioni, fonti e prompt suggeriti. Oppure scegli Skip to configure e riempi i campi a mano nella scheda Configure.

Nella sezione Knowledge della scheda Configure ci sono quattro modi di aggiungere una fonte: Search, per cercare elementi (è da qui che si aggiungono posta e messaggi di Teams); Enter URL, per un sito pubblico, un link SharePoint che include il percorso del sito, o un link condiviso di OneDrive; Browse, che apre il selettore Attach cloud files; Upload, per i file dal tuo dispositivo.

I limiti sono documentati e vale la pena ricordarli: fino a quattro URL di siti pubblici, fino a 100 fra file, cartelle e siti SharePoint, fino a 50 file OneDrive, fino a cinque chat di Teams. I file caricati dal tuo dispositivo diventano embedded file content e compaiono sotto Uploaded files; se ne possono aggiungere fino a 20. Subito dopo il caricamento accanto al file compare la parola “Preparing”: finché è lì, le risposte non includono ancora quel contenuto.

Ci sono poi le voci “tutto”: My emails, My Teams chats and meetings, il toggle Reference people in organization, il toggle Search all websites. Attenzione a una differenza pratica: SharePoint, OneDrive, email, Teams e People richiedono la licenza Microsoft 365 Copilot, mentre code interpreter, image generator e la ricerca web funzionano anche in Copilot Chat senza licenza. E se non vedi i Copilot connectors non hai sbagliato nulla: compaiono solo se l’amministratore li ha configurati.

Esempio d’ufficio: un agente per l’onboarding dei nuovi assunti punta al sito SharePoint del team, a tre documenti di procedura e al sito pubblico del prodotto. Non gli servono altre fonti, e ogni fonte in più che non c’entra peggiora la precisione delle risposte.

Instructions: come deve comportarsi, non solo che cosa sa

Instructions è il campo di testo, fino a 8.000 caratteri, che descrive il comportamento. La documentazione consiglia di articolarlo in scopo, linee guida generali (tono, vincoli) e competenze, aggiungendo dove serve i passi in sequenza, la gestione degli errori e qualche esempio.

Tre regole che fanno la differenza. La prima: concentrati su ciò che l’agente deve fare, non su ciò che deve evitare, e usa verbi precisi come “ask”, “search”, “check”. La seconda: specifica sempre tono, lunghezza e formato d’uscita, perché se non lo fai il modello li deduce da solo e le risposte diventano incoerenti nel tempo. La terza: nomina esplicitamente le fonti dentro le istruzioni, per esempio dicendo di consultare i documenti SharePoint per le procedure interne.

Nella stessa area trovi il toggle Only use specified sources. Serve a far preferire le tue fonti, ma leggi bene: la documentazione dice che Agent Builder non supporta il blocco della conoscenza generale del modello. È una preferenza, non un lucchetto.

Una trappola da conoscere: non spostare le istruzioni dentro un documento SharePoint per aggirare il limite di caratteri. Il contenuto di una knowledge source non è trattato come istruzione attendibile, passa dai classificatori contro la prompt injection e può essere bloccato o troncato; e chiunque possa modificare quel documento cambierebbe il comportamento dell’agente.

Capabilities e starter prompts

Capabilities sono due interruttori. Create documents, charts, and code attiva il code interpreter, che scrive ed esegue codice Python in un ambiente isolato per calcoli, analisi, grafici e file scaricabili; in Agent Builder è attivo per impostazione predefinita. Create images attiva l’image generator. Nota operativa: i file prodotti dal code interpreter restano disponibili solo durante la sessione attiva.

Starter Prompts sono le domande di esempio che appaiono quando qualcuno apre l’agente. La documentazione ne spiega lo scopo: aiutano gli altri utenti a capire quali scenari l’agente supporta abitualmente. Ognuno ha un nome e una descrizione e non esiste un numero minimo. Per un agente che prepara le riunioni, tre starter prompt buoni sono più utili di dieci generici.

Non confonderli con i prompt salvati, schedulati o condivisi che vivono in Copilot Prompt Gallery: gli starter prompt appartengono all’agente e li vede chi lo apre, i prompt salvati appartengono a te. Quando hai finito, prova tutto nella scheda Try it, che mostra anche gli starter prompt configurati.

Il vincolo che regge tutto, e che cosa chiede l’esame

Questa è la frase da portarsi all’esame. La documentazione degli agenti creati in SharePoint dice che l’agente risponde soltanto usando informazioni da siti, pagine e file a cui l’utente ha già accesso e che sono state incluse fra le fonti dell’agente. La pagina sulla condivisione lo ribadisce: gli agenti rispettano i privilegi di accesso dell’utente e, se questi non ha accesso a una knowledge source, l’agente non può includerne il contenuto nella risposta.

Sono due filtri in serie: quello che hai scelto tu come autore e quello che chi fa la domanda ha il diritto di aprire. Aggiungere una fonte a un agente non concede a nessuno un accesso che non aveva già. Se un collega non vede il documento, la soluzione è chiedere i permessi su quel documento, non aggiungerlo all’agente.

Due eccezioni da conoscere, perché sono esattamente il punto in cui si sbaglia. I file caricati dal dispositivo come embedded content si comportano diversamente: la documentazione avverte che chiunque abbia accesso all’agente ha accesso alle informazioni contenute in quei file, e che le Information Barriers di Microsoft Purview non sono supportate su di essi. E le email: se aggiungi My emails come fonte, chi riceve l’agente condiviso non accede comunque alla tua posta.

L’esame verifica soprattutto che tu sappia distinguere il configurare dal condividere. Configurare significa knowledge, instructions, capabilities e starter prompts; condividere è un passaggio successivo, e chi riceve un agente condiviso non può modificarlo. Se una domanda ti presenta un agente che “non trova” un documento, la risposta giusta ruota quasi sempre attorno ai permessi di chi pone la domanda, non attorno a un campo da riempire meglio.